Il comune conta 12.058 abitanti e ha una superficie di 18.160 ettari per una densità abitativa di 66 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare, posta a 446 metri sopra il livello del mare. Salemi (C.A.P. 91018) dista 134 Km. da Agrigento, 204 Km. da Caltanissetta, 326 Km. da Catania, 239 Km. da Enna, 337 Km. da Messina, 78 Km. da Palermo, 270 Km. da Ragusa, 351 Km. da Siracusa, 35 Km. da Trapani alla cui provincia appartiene. Il municipio è sito in piazza Dittatura, tel. 0924-991111 fax. 0924-981663. L'indirizzo di posta elettronica è il seguente:
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Sorge a 446 metri s.l.m. nei rilievi collinari fra i fiumi Delia e Mercanzotta. Il territorio è costituito da calcari solfiferi, argille sabbiose e molasse ocracee, pedologicamente caratterizzato da regosuoli da gessi e da argille gessose. Zona sismica di prima categoria, Il Centro è stato molto danneggiato dal terremoto del 1968. Centro agricolo-commerciale, Salemi possiede un'economia mista di tipo agricolo (uva, cereali, frutta, ortaggi, cotone, olive) e zootecnico (ovini, bovini ed equini). Non mancano attività artigianali, industriali (alimentari, materiali da costruzione) ed imprenditoriali. L'attuale Centro sorge in posizione dominante alla destra del torrente Delia sul sito dell'antica Halicyae, probabilmente di origine sicana. Deve il suo nome agli arabi che la chiamarono Salem (pace, salute). Nel 272 a.C. divenne romana. Dopo essere stata sotto gli arabi, il borgo si sviluppò in età normanna in seguito alla edificazione del Castello. Fu quindi feudo dei Ventimiglia e dei Moncada. Il 14 Maggio 1860 Garibaldi vi assunse la dittatura siciliana. Il tracciato urbano è originario del medioevo, interessato da interventi cinquecenteschi e seicenteschi. Presenta grandi comparti monumentali nella parte centrale e comparti orientati secondo le curve del terreno nelle parti rimanenti, che seguono un disegno a chiocciola. Distrutta gravemente dal terremoto del’68 l’attuale impianto urbanistico conserva traccia visibile dell’influenza islamica da cui si dipartono vicoli ciechi (vaneddi d’infernu) e cortili, oltre alle numerose chiese ricche di opere pittoriche e scultoree di notevole valore artistico La storia di Salemi è scritta nel suo centro storico, biblioteca di pietra che custodisce tesori d'arte e d'architettura di grande valore: l'intricata rete di vicoli e cortili, tipici della tradizione insediativa islamica; il castello normanno, che rappresenta il senso della protezione e dell'appartenenza all'abitato e dal quale Garibaldi sventolò il primo tricolore italiano; le chiese e i conventi, che testimoniano il forte legame che unisce i salemitani al sacro; il Museo, che raccoglie parte del patrimonio d'arte recuperato dalle chiese danneggiate o distrutte dal terremoto del 1968; la Biblioteca, centro propulsore della cultura salemitana. La storia di Salemi è scritta anche sui colli che la circondano, dove la presenza dell'uomo è documentata sin dal Paleolitico Superiore, e via via dall'Età del Bronzo fino al Medio Evo. Ma Salemi ha scritto la sua storia anche attraverso la fede. I "pani" e le "cene" di San Giuseppe sono diventati il simbolo di questa terra; non solo festa del pane e del raccolto, ma anche un misto di sacro e profano, di storia e tradizioni, che testimonia la nobiltà del sentimento familiare, il solo che può garantire l'equilibrio alla vita e alla continuità del lavoro che sono alla base dello sviluppo della comunità salemitana. Un viaggio tra i colori e gli odori di questo ameno paese è un piacevole e corroborante cammino nella storia e nelle opere dell'arte, un suggestivo percorso tra ruderi capaci ancora di evocare il proprio magnifico passato e solide pietre dalle quali è possibile ascoltare la voce dell'eternità. Castello Normanno Edificato per volere di Ruggero d'Altavilla nel sito ove sorgeva una fortezza, il castello è caratterizzato da due torri quadrangolari e da un'alta torre cilindrica. Sulla destra del castello, si trovano i resti della Chiesa Madre, distrutta dal terremoto deI 1968. Prendere via D'Aguirre, che scende di fianco alla chiesa. Collegio dei Gesuiti Nel centro di Salemi, da piazza Alicea scendendo per via Francesco D'Aguirre, si raggiunge sulla destra il Collegio dei Gesuiti, eretto nel 1652. Il collegio costituisce assieme al quartiere ebraico la principale attrattiva della cittadina medievale, dove il sentimento popolare di solidarietà, frammisto alla religiosità, trova la sua massima espressione nella tradizionale, colorata e artistica festa delle cene di San Giuseppe. Del Collegio fa parte l'oratorio della Congregazione Lauretana, costruito nel XVIII secolo su progetto di Giovani Biagio Amico (1684-1754). Nel 1986 restaurato e adattato a Museo Civico, il Collegio custodisce parte del patrimonio artistico recuperato dalle chiese distrutte. Il nucleo principale è costituito da sculture del Quattro e Cinquencento siciliano, tra esse una fonte battesimale del 1464 e l'altorilievo in terracotta della Madonna col Bambino; le statue marmoree di San Giuliano l'Ospitatore e Madonna col Bambino attribuite a Francesco Laurana (1420-1503); due figura marmoree a bassorilievo da un presepe di Antonello Gagini (1478-1536). Tra i dipinti, Madonna degli Angeli del 1604 di Mariano Smiriglio (m. 1636) e morte della Vergine della scuola manieristica. In una sala a sinistra del cortile è stata sistemata la raccolta dei cimeli risorgimentali, comprendente soprattutto cimeli che possono farsi risalire alle prime giornate dello sbarco dei Mille in Sicilia. Chiesa Madre Opera dell'architetto Mariano Smiriglio, di ispirazione classicistica, verrà distrutta quasi per intero dal terremoto del 1968. Resta soltanto il presbiterio, la fonte battesimale di Pietro Gagini ed una preziosa croce astile del XIV sec. Chiesa di Sant'Antonio da Padova A navata unica, conserva una statua in marmo di San Francesco d'Assisi, capolavoro di Antonio e Bartolomeo Berrettaro (XVI secolo) e un bassorilievo marmoreo di Antonello Gagini.. L’esterno è stato rifatto intorno al 1990; l’interno, a navata unica, conserva una statua in marmo di San Francesco di Antonino e Bartolomeo Berrettaro, e un bassorilievo in marmo della Madonna delle Grazie, di Antonello Gagini. Chiesa di S. Agostino Supende chiesa con l'annesso convento, entrambi ricostruiti nel sec. XVIII; Nella chiesa sono conservate due statue del Gagini: San Luca Evangelista e la Madonna del Soccorso in marmo policromo. Chiesa di Sant'Antonio da Padova A navata unica, conserva una statua in marmo di San Francesco d'Assisi, capolavoro di Antonio e Bartolomeo Berrettaro (XVI secolo) e un bassorilievo marmoreo di Antonello Gagini. Quartiere Rabato Continuando a scendere si raggiunge il caratteristico quartiere Rabato, che ha conservato intatto il sapore islamico. Le vie esterne offrono begli scorci sulla vallata. Qui il 3 febbraio, per S. Biagio, vengono distribuiti dei graziosi e piccolissimi pani dalle forme e fogge estremamente elaborate. Basilica paleocristiana di San Miceli scoperta nel 1893 rappresenta un unicum nella Sicilia occidentale. Essa si trova in aperta campagna un po’ fuori Salemi e si raggiunge percorrendo la strada statale che conduce al vicino comune di Vita. È possibile ammirare tre pavimenti sovrapposti con tre diversi ordini di mosaici colorati e iscrizioni a carattere greci e latini del IV e VI secolo. Intorno alla basilica si trovavano un villaggio e un sepolcreto, forse risalenti alla stessa epoca della basilica, che sono stati esplorati e ricoperti. Altri Monumenti Chiesa S. Bartolomeo, Chiesa S. Biagio, Chiesa del Carmine, Chiesa di S. Stefano, Ex Chiesa del Rosario, Chiesa della Misericordia, Chiesa S. Maria degli Angeli, Chiesa Immacolata Concezione, ChiesaS.Giuseppe, Chiesa S. Giovanni, Chiesa S. Francesco di Paola, Chiesa S. Francesco, Chiesa S. Maria della Catena, Chiesa S. Clemente o S. Annedda, Castello Casa ex Monroy, Casa Ex Favara, Museo Civico, Piazza S. Stefano, Piazza Simone Corleo, Piazza Libertà. Siti Archeologici A circa 1 km dal versante meridionale della città, si sviluppa il villaggio paleolitico di Mokarta, esteso insediamento della tarda età del bronzo (XV-XII secolo a.C.) Un altro notevole areale archeologico è quello di monte Pòlizo, a circa 2 km dal centro abitato. Qui recenti scavi hanno riportato alla luce un'altra città èlima, forse un quartiere della policentrica Alicia (VII-V secolo a.C.). Le Cene di S. Giuseppe Una grande attenzione è rivolta alla conservazione delle tradizioni popolari, alcune delle quali pervenuteci quasi immutate. Il 19 marzo si celebra il rito più conosciuto, legato alla tradizione dei pani, la “cena” di San Giuseppe. Il rito trae motivo da grazie ricevute dal Santo per calamità o malattie. Per l’occasione si allestisce un banchetto che i devoti offrono ad un gruppo di bambini che simboleggiano la Sacra Famiglia. I preparativi per questo festeggiamento durano otto giorni e hanno luogo nella casa del devoto. Si comincia dalla preparazione dei pani la cui varietà di forme è considerevole. Per quanto riguarda il materiale utilizzato per allestire la struttura della cappella esso in genere è di ferro o di legno e viene ricoperto da mito e alloro, simboli agresti con significato propiziatorio. Sulla copertura di mirto e alloro vengono appesi, con dei fili di cotone, arance, limoni e ciambelle di pane artisticamente lavorate. All’interno della cappella domina l’altare preparato con cinque o tre ripiani degradanti; sul primo gradino si appoggiano tre grandi pani. Quello centrale a forma di una stella o di un fiore si chiama “u cucciddatu” ed è destinato al bambino che rappresenta Gesù, luce di verità e profumo di vita. Sulla sua superficie si applicano in decorazione la camicina di Gesù, segno di povertà, il gelsomino, suo fiore preferito, i simboli della sua Passione, una “G”, uccelli, fiori ecc.. A destra di questo pane si appoggia un ramo di palma, simbolo della pace, destinato alla fanciulla che impersona la Madonna. Questo pane è decorato con una rosa che rappresenta la verginità, una grande “M” e tanti datteri che Maria mangiò durante la fuga in Egitto. A sinistra si trova il bastone di San Giuseppe decorato con un grande giglio, simbolo della purezza e con gli arnesi da lavoro che ricordano il mestiere del Santo falegname. Nel secondo gradino si espongono tre pani più piccoli, simili ai grandi, che rappresentano il popolo fedele. Al centro del terzo gradino viene posto l’ostensorio che ricorda l’Eucarestia, con le spighe e l’uva come simboli e due angeli inginocchiati ai lati. Sul quarto ripiano si collocano il calice, le ampolline dell’acqua e del vino e ancor a due angeli in adorazione. Tutto l’altare è decorato con lumini, candelabri, vasi di fiori, piatti con germogli, brocche di acqua e caraffe colme di vino. Sono presenti i pesci, simbolo molto diffuso, che nella tradizione cristiana indicano l’innocenza. Ai piedi dell’altare su un grande tappeto viene posto un agnello di gesso che simboleggia Gesù Cristo immolato. Molti altri oggetti ancora, oltre quelli elencati, sono presenti attorno all’altare ed ognuno di essi è un simbolo propiziatorio. Certamente il momento vissuto più intensamente dai devoti è quello dei preparativi che riguardano sia i pani che le pietanze offerte. Il numero dei pani sull’altare corrisponde a quello dei santi invitati al banchetto e per ogni santo vi sono dalle tre alle sei porzioni e si può arrivare fin oltre 100 pietanze. Le varie portate sono la sintesi di quanto la stagione può offrire, tranne la carne che nel periodo quaresimale non è permessa. Il giorno della cena tutte le pietanze e i pani vengono offerti a tutti i visitatori. Alla fine i padroni di casa portano sulla tavola un grosso pane benedetto che i santi debbono dividere in grossi pezzi ed offrirli ai presenti. Secondo un’antica credenza se i pani risultano piccoli si è certi che il raccolto dell’anno sarà scarso, mentre se si tagliano grosse fette si avrà abbondanza.
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